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Feb 16

Com’e’ bello far l’amore

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com-e-bello-far-l-amore-la-locandina-del-film-229653-350x500.jpgAndrea e Giulia hanno quarant’anni, un figlio adorato, una tata smaniosa, tanta serenità e poca voglia di fare sesso. Voglia perduta negli anni, dentro il quotidiano, dietro la consuetudine, tra una casa al mare e un’altra in città. Apatica lei, distratto lui, per Andrea e Giulia non è mai il momento giusto per consumare, meglio un fumetto o una rivista di gossip. La visita improvvisa di Max, porno divo residente (e operativo) a Hollywood, sollecita la loro indolenza, costringendoli a fare i conti con le troppe notti ‘in bianco’. Amico di vecchia data di Giulia e amatore per professione, Max non lesinerà in suggerimenti e consigli per l’uso, disinibendo le inibizioni ed eccitando la fantasia. Tra anelli vibranti e preservativi ritardanti, il piacere non tarderà a venire.
Assorbito e smaltito anche quest’anno il cinepanettone, i tempi sono maturi per mettere in produzione e lanciare sul mercato ilcinesanvalentino, prodotto romantico e transgenerazionale che frequenta il matrimonio, l’amore e i suoi rimedi. ‘Contro’ il cinema d’autore, riprodotto nel prologo, caricato di pessimismo cosmico e di virtù fecondanti, Fausto Brizzi realizza un prodotto medio e rigorosamente de-autorializzato, che interrompe brevemente la compostezza perbenista della commedia italiana. 
Con toni fintamente anticonformisti Com’è bello far l’amore racconta un cammino in avanti, verso l’ebbrezza della disinibizione e della trasgressione, che in realtà ne inscena uno all’indietro alla ricerca dell’unico luogo che conti: il focolare domestico. Lontana dall’essere in qualche modo sovversiva, la commedia reversibile di Brizzi (e Martani) è il luogo della riappacificazione familiare dopo una vacanza dal matrimonio. Recuperando volti televisivi (Fabio De Luigi, Michele Foresta e Virginia Raffaele) e facendo circolare un po’ di divismo, periferico con Margherita Buy, centrale e centrato con Filippo Timi e Claudia Gerini, Com’è bello far l’amore accoglie il sesso come argomento da offrire alla sorridente riflessione dello spettatore, non disdegnando infiltrazioni drammatiche sempre e opportunamente chiuse tra parentesi comiche. Se poi è vero che gli ‘esami’ non finiscono mai, questa volta tocca ai quarantenni varcare la linea d’ombra, affrontare una prova dall’esito incerto e accedere a una nuova consapevolezza (sessuale).
Com’è bello far l’amore non sfugge in ogni caso al bisogno ecumenico di coinvolgere pure il pubblico più giovane attraverso una storia romantica risoltasi sulla voce di Richard Sanderson. E proprio la sua “Reality”, dove ‘i sogni sono la realtà’, fornisce la chiave di un film che abita un mondo fantastico da smontare o costruire all’occorrenza, dove non ci sono esigenze di spazio, territorio, piani regolatori, caro affitti, caro casa, dove il lavoro è relegato dentro un tempo indeterminato o funzionale a esibire una gag. 
Com’è bello far l’amore conferma l’abilità di Brizzi a confrontarsi coi meccanismi industriali e l’ambizione ad ‘accomodare’ la commedia americana. Se ‘ieri’ ebbe la brillante intuizione di riscrivere per l’Italia un genere, quello del teen-movie, di riadattare operazioni all star hollywoodiane (Ex e il dittico Maschi contro femmine/Femmine contro maschi), ‘oggi’ gira una commedia sessualmente connotata che ammicca a quelle eroticamente esplicite di Edward Zwick (Amore & altri rimedi) o di Ivan Reitman (Amici, amanti e…). Una commedia tridimensionale che percepisce la profondità nelle immagini e manca quella dello sguardo, che riconsegna la Gerini al ruolo smaccatamente carnale, concentra De Luigi in un”ecodose’ senza mordente e ammorbidente, riempie di parole (a vanvera) l’esuberanza attoriale di Timi.

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Com’e’ bello far l’amoreultima modifica: 2012-02-16T09:35:00+00:00da artese11
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